7 – La perla del Cristianesimo: il perdono 1/01/2021

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette». (Mt 18,21-22)

Gesù, ancora una volta, cambia le carte in tavola: in un mondo che guarderebbe più alla legge del taglione, Gesù dice apertamente che bisogna perdonare sempre, perché non vuole di certo tramutare il perdono in una moltiplicazione tra due numeri o, addirittura, in una forma algebrica.

Ma Gesù non si ferma a questo e va avanti: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». (Mt 5,43-44)

Solo due tipologie di persone avrebbero potuto proferire queste parole: o un folle o un Dio. Tertium non datur. Iniziamo subito col dire che Gesù non si sostituisce alla legge positiva che, per assicurare la giustizia terrena e la pacifica convivenza tra i popoli, non può perdonare il reo. Di sicuro, però, anche nella giustizia terrena esistono le “attenuanti” e, ancor di più, il ricorso a tutte le misure per il recupero del condannato, a maggior ragione se questi è sinceramente pentito e deciso a mutare la sua condotta.

Ma torniamo al Dio del Perdono e della Misericordia, perché questo è il nostro Dio; quello cattolico; quello in grado di entrare nell’anima e rivoltare come un calzino tutte le nostre convinzioni. Le religioni sono piene di grandi maestri che assicurano la giustizia, ma quante parlano di Perdono? Quante chiedono di pregare addirittura per i proprio nemici? Quante arrivano ad affermare: «Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?». (Mt 5,46) È questa la grandezza del messaggio cristiano. Difficile? Certo, e anche tanto per le sole forze umane, ma non dimentichiamo quel «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37).

Ma se approfondiamo le Sue parole, ci accorgiamo che c’è un altro significato ancora più grande e sotteso a quello più evidente. Il perdono aiuta a perdonare e a perdonarsi. Riuscire a perdonare (che non significa non compiere l’opera di carità di “ammonire i peccatori” con correzione fraterna) non è cosa facile, ma nel momento in cui si scopre questa possibilità, il giogo diventa più leggero e il perdono più frequente. Non solo il giogo che trascinavamo per il risentimento dovuto all’offesa subita, ma anche e, soprattutto, dovuto al peso dei nostri peccati. Si prova una sensazione simile alla leggerezza che si ottiene dopo una Confessione, ma non equivale ad una “auto-assoluzione”, bensì semplicemente alla grandezza di scoprirsi piccoli, umili, fallibili. 

Ciò non significa non impegnarsi a migliorare, ma rende più facile rialzarsi dopo la caduta, perché riconosciamo la difficoltà della nostra lotta e il baratro delle nostre debolezze che, per altri modi e per altre vie, ci accomunano ai nostri fratelli. 

Si tratta di un continuo cammino verso l’Alto che di certo può trovare ostacoli, può addirittura arrestarsi per le difficoltà della salita, ma si tratta di un cammino che deve aiutarci a tenere lo sguardo fisso sulla vetta.

È quella la nostra meta e se ci liberiamo dei fardelli dell’anima, forse sarà più facile arrivarci. Perdonare equivale prima di tutto a perdonarsi, perché solo così l’anima sarà davvero libera di volare!

Yuri Buono

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