3 – L’importanza della teologia 1/11/2020

A cosa serve la teologia? Roba da preti, si risponderà. Ad uno sguardo superficiale di sicuro lo “studio di Dio”, “la scienza della fede” sono cose che dovrebbero interessare in particolare i “religiosi”; ma se scendiamo in profondità ci accorgiamo che non è proprio così. Se diamo per scontato che l’uomo è solo materia, un insieme di cellule destinate a diventare cenere, e allora il discorso può anche fermarsi qui; ma se, invece, l’uomo è qualcosa di più, se è anche anima, sentimenti, virtù ed emozioni, allora, credo che la teologia debba riguardare anche i laici.

La motivazione sta nel fatto che in tutti questi secoli, la fede cattolica ha sempre cercato il favore della ragione. A prima vista può apparire un controsenso, ma se Dio non fosse anche coerenza, non sarebbe “studiabile”, pertanto, la teologia non avrebbe alcun senso. Si racchiude qui il motivo per il quale gli dèi delle religioni politeiste non possono essere inquadrati teologicamente.

Le altre grandi religioni, come afferma Rodney Stark, non hanno mai abbracciato la logica, ma si sono sempre rinchiuse nel mistero inaccessibile. Quest’ultimo è presente anche nella fede cattolica, ma – a differenza delle altre religioni – quella cattolica ha sempre cercato di comprendere l’inaccessibile; di mettere in competizione fede e ragione ed è stato proprio questo ciò che ha permesso alle società cattoliche di progredire in scienza e libertà. 

Basti pensare che nelle religioni come il confucianesimo o il buddhismo manca proprio l’elemento basilare: non c’è un Dio creatore. Esistono “le divinità” e in molti casi – anche a volte seguiti – esistono le energie.

È stata solo questa grande volontà di unire scienza e fede che ha permesso alla religione cattolica di “sfornare” teologi del calibro di Sant’Agostino e di San Tommaso d’Aquino. Se Dio è il creatore di tanta perfezione, tutto deve avere un senso che ci riconduce a Lui. Ogni effetto presuppone una causa e qual è la causa prima da cui tutto trae origine? A questa domanda da sempre la scienza cerca di dare, invano, una risposta univoca: una cosa è l’evoluzione, altra cosa la creazione; una cosa sono le cause, altro è la causa da cui tutto ha avuto origine. Vero è che una ragione senza fede scivolerebbe nel razionalismo e una fede senza ragione nel fideismo, ma come ha spiegato in modo mirabile Sant’Agostino nella Lettera 120, 1.3: “È quindi un precetto ragionevole che la fede preceda la ragione. Se infatti questo precetto non fosse conforme alla ragione, sarebbe irragionevole, il che non può essere assolutamente. Se dunque è conforme alla ragione che, quando si tratta di supreme verità, le quali non possono conoscersi, la fede preceda la ragione, qualunque sia il ragionamento che ci convince di ciò, anch’esso deve senza dubbio condurre alla fede”.

Yuri Buono