Newsletter N. 5/26 – “Il giusto è giusto, anche se nessuno lo fa. L’errore è errore, anche se tutti si sbagliano a riguardo”
Rileggendo la testimonianza di padre Berti su Maria Valtorta pubblicata sulla Rivista di Ascetica e Mistica (n. 3, luglio-settembre 1980), mi è venuta sotto gli occhi una sua considerazione importante:
“Si sono ascoltati e considerati i veggenti di Lourdes, i veggenti della Salette, i veggenti di Monte Berico, i veggenti di Fatima, i veggenti di Guadalupe; perché non si deve ascoltare anche Maria Valtorta? Ascoltiamola noi un istante; ascoltatela voi, pendendo dalle labbra di un testimone oculare. Maria Valtorta ha sempre detto che ciò che scriveva era frutto di visioni soprannaturali o di dettati soprannaturali. Perché escludere queste affermazioni così ripetute, perpetuamente ripetute da Maria Valtorta? Perché escluderle? Non prenderle neppure in considerazione, perché?”.
A distanza di tanti anni non posso evitare lo stupore vedendo come padre Berti, accademico e professore di sacramentaria presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma, sembri non considerare le differenze profonde tra le apparizioni da lui citate e l’esperienza di cui è portatrice Maria Valtorta, non solo in sé stesse, ma anche per il mondo esegetico accademico e non (e, di conseguenza, la vastità di interessi teologici e simili che venivano coinvolti). Sia chiaro: lungi da me svalutare anche minimamente quei doni del Cielo: Fatima e gli altri eventi erano e sono stimoli spirituali (tutti), profezie future (Fatima e Guadalupe) o miracoli promessi (Lourdes): doni importantissimi, che tuttavia non toccano i Vangeli e i loro contenuti. Li presuppongono, ma non entrano nel merito del singolo o molteplice episodio evangelico per difenderlo; non intendono confermare o sminuire i Vangeli: li assumono veri, e nulla più.
Maria Valtorta e i suoi scritti sono invece una vera e propria “bomba” nello stagno dell’esegesi razionalista. La battaglia — perché di questo si tratta — impone che almeno uno dei due contendenti si ritiri. Perché questo? Perché l’Opera valtortiana conferma, con la sua precisione di fatto galileiana, che l’esegesi razionalista è materiale inquinante e falsificante, degno solo di essere gettato nella spazzatura. I dati sono lì, a disposizione di tutti; eppure, come i farisei a suo tempo, i negatori della mistica non vogliono discutere, ma soltanto eliminare. Maria Valtorta deve avere torto, altrimenti loro — i razionalisti in genere — dovrebbero ritirare tutte le proprie false ipotesi, per quanto accademicamente accettate.
Ma, come scriveva Chesterton: “Il giusto è giusto, anche se nessuno lo fa. L’errore è errore, anche se tutti si sbagliano a riguardo”.
Padre Berti sapeva bene tutto questo e impiegò i mezzi che riteneva appropriati per sostenere la causa valtortiana: le note alla prima edizione del Libro di Azaria sono lì a testimoniarlo. Si trattò di uno sforzo ingentissimo ma vano, poiché circoscritto al solo piano teologico e perciò sempre opinabile. Sarà piuttosto Jean-François Lavère, ingegnere chimico francese, a comprendere appieno la portata dei contenuti dell’Opera. I suoi riscontri sono tali che nessun principio d’autorità può essere opposto a Maria Valtorta, poiché contra factum non valet argumentum, ieri come oggi. Padre Berti operò benissimo, ma non si avvide che i veri motivi di credibilità de “L’Evangelo” risiedevano altrove: elementi forse più semplici, ma non confutabili dai fatti.Come santa Faustina Kowalska e il culto della Divina Misericordia furono riabilitati e donati al popolo di Dio da san Giovanni Paolo II, così dobbiamo pregare e operare affinché la verità dell’Opera valtortiana trovi un analogo riconoscimento, permettendo al santo popolo della Chiesa di attingervi liberamente per la propria santificazione.
don Ernesto Zucchini
