Recensioni

Da “La Bussola Quotidiana”
  • I LIBRI

“L’enigma Maria Valtorta” e gli studiosi che lo sciolgono

Nel 1960 uscirono i dieci volumi del Poema dell’Uomo-Dio (ora L’Evangelo come mi è stato rivelato), l’opera della veggente Maria Valtorta che vide l’intero svolgersi del Vangelo. Inchiodata in un letto descrive ben 700 personaggi, 500 luoghi, le usanze, l’abbigliamento, le gerarchie, il clima, la flora e perfino le costellazioni in maniera esatta.

Nel 1960, usciti i dieci volumi del Poema dell’Uomo-Dio (ora si chiama L’Evangelo come mi è stato rivelato), l’opera della veggente Maria Valtorta fu così inchiodata da un anonimo autore de L’Osservatore Romano: «Una vita di Gesù malamente romanzata». Poi, coi meccanismi tipici del clericalismo di ogni tempo, quei volumi finirono addirittura all’Indice. Quantunque Pio XII, stando al quel che si dice, ne avesse lasciato il giudizio alla vox populi («Chi legge capirà», pare abbia detto). E bene fece, perché proprio il tam-tam dei lettori assicurò a quei libri un successo, da best- e long-seller, che i premi Strega e Pulitzer e pure Nobel si sognano.

Per chi se li fosse persi o, per la giovane età, nulla ne sappia, si tratta di visioni soprannaturali sulla vita di Cristo, del tipo di quelle ottocentesche di Anna Katharina Emmerick e le seicentesche di María de Ágreda. Con qualche differenza: la beata Emmerick parlava solo in dialetto bavarese e dettava quel che vedeva al poeta Clemens Brentano, il quale traduceva in tedesco letterario e (forse, ma sempre con ottime intenzioni) riempiva i vuoti con farina del suo sacco. La venerabile María de Ágreda bruciò i manoscritti con le sue visioni per ordine di un malaccorto confessore. Dieci anni dopo, un altro confessore le ordinò di riscriverle. Lei, che era suora di clausura, obbedì, ma dovette procedere a memoria. Lei e la Emmerick erano suore, la Valtorta no.

Si tratta comunque di tre donne accomunate dall’impossibilità di muoversi: la Ágreda perché in clausura, le altre due perché paralizzate. Ultima differenza, la Valtorta vide l’intero svolgersi del Vangelo fin dalla nascita di Maria e giorno per giorno. Da qui i 122 quaderni riempiti di scrittura fitta e senza correzioni, per un totale di 13.193 pagine. Il tempo di venirne a conoscenza, poi di leggerla (dieci volumi!) ed ecco che già nel 1968 qualcuno, Indice o non Indice, decide di rompere l’omertà: il «microfono di Dio», padre Virginio Rotondi, nella sua rubrica radiofonica quotidiana a RadioRai1 “Ascolta si fa sera”, dedica ben cinque puntate all’opera della Valtorta, stupito del fatto che la donna «vedeva e sentiva» come al cinema quel che andava scrivendo man mano. E le descrizioni di ben 700 personaggi, 500 luoghi, minute e dettagliatissime, le usanze, l’abbigliamento, le gerarchie, il clima, la flora, insomma, tutto quel che un regista odierno deve curare nel fare un film storico, è stato scandagliato e verificato, trovandolo esattissimo. Perfino le costellazioni nel cielo palestinese dell’epoca, cosa che oggi gli astronomi sono in grado di appurare con precisione.

Si apprendono anche cose che i Vangeli, resoconti stringatissimi, non dicono. Per esempio, il numero degli Innocenti: 188 a Betlemme e 132 nelle campagne circostanti. Tra di loro anche 64 femmine, «danni collaterali» di chi non aveva tempo e voglia di indagare. Nel 2012 un ingegnere francese, J. F. Lavère, ci ha fatto uno studio, L’énigme Valtorta (qui in una traduzione in italiano). All’approfondimento del fenomeno Valtorta si dedica da anni Ernesto Zucchini, presidente della Fondazione valtortiana. Già, essendo un prete, autore de Il fuoco dell’umiltà. Vivere come Cristo affidandosi al Padre (pp. 204), sulla veggente viareggina ha pubblicato Il cielo in una stanza e oggi scandaglia con minuzia l’affaire Valtorta ne La cattedrale di Maria Valtorta (pp. 300) e consiglia Indagini scientifiche sugli scritti di Maria Valtorta, di Emilio Matricciani e Liberato De Caro, con prefazione di Saverio Gaeta (pp. 156).

Tutti questi libri sono editi da Fede&Cultura. Non solo visioni. La Valtorta seppe con un giorno di anticipo che il fascismo sarebbe caduto nella famosa seduta del Gran Consiglio che esautorò Mussolini. L’Italia lo seppe il giorno dopo. Ma a lei lo aveva detto Cristo («Gridano A morte! dopo aver gridato Osanna!»). E il giorno del primo bombardamento alleato su Viareggio: «Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla croce e poi nelle vostre coscienze avreste conosciuto ere di pace lunghe quanto la terra dal momento in cui su di essa posai il mio piede».

Don Ernesto Zucchini, la Cattedrale di Maria Valtorta, una guida all’opera della grande mistica Fede & Cultura, Verona aprile 2021, pagg. 487, €32,00

**************************************************

Fino ad oggi l’avvicinamento all’opera di Maria Valtorta (1897-1961) è stato fatto per linee tematiche nettamente distinte senza mai tentare una visione d’insieme, che potesse aiutare una comprensione a tutto tondo di quello che non infondatamente viene definito il fenomeno Valtorta. L’opera di don Ernesto Zucchini, sacerdote diocesano e parroco nella Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, licenziato in Teologia dogmatica e presidente della Fondazione Maria Valtorta affronta questa non facile impresa e riferendosi alla lettura delle 13.193 pagine delle opere afferma in esordio: “mi ricorda […]una cattedrale. Mille guglie, mille statue, mille frontoni, mille finestre policrome, tutte racchiuse in una struttura di marmo rosa” su cui svetta la statua d’oro della Vergine santa.

L’autore imposta la sua analisi dell’opera valtortiana in un continuo confronto con la dottrina cattolica, sia in riferimento ai contenuti che alla valutazione della figura dell’autrice e del cammino spirituale che una visione complessiva del testo e un approfondito studio delle fonti aiutano a collocare nell’ambito della spiritualità e della mistica cattolica. Il testo diviene così una preziosa occasione di catechesi per il lettore, che percorrendolo ritrova, applicati allo studio dell’opera di Maria Valtorta, costanti riferimenti dottrinali e spirituali. Ad esempio l’utilizzo della chiave ermeneutica della contemplazione ignaziana (persone, parole, azioni) alle visioni riguardanti la vita di Gesù, rende contemporaneamente più comprensibile il linguaggio dell’autrice e aiuta ad apprezzare meglio il senso di quanto sant’Ignazio propone a chi pratica i suoi Esercizi Spirituali.

È opportuno ricordare che il 16 dicembre 1959, i quattro volumi della prima edizione del Il Poema dell’Uomo-Dio, pubblicati anonimi a partire dall’anno 1956, sono posti all’Indice dei Libri Proibiti. Questo provvedimento viene reso pubblico il 6 gennaio 1960, sulla prima pagina del quotidiano L’Osservatore Romano dove, in un articolo anonimo, intitolato Una vita di Gesù malamente romanzata, non si indicano motivazioni dottrinali, ma si sostiene che nell’opera vi siano molti svarioni storici, geografici e simili. Tenuto conto che l’Indice è stato abolito nel 1966 e che gli studi scientifici sui testi di Maria Valtorta avviati solo a partire dal 2012 dimostrano sempre più l’impressionante presenza di riferimenti storici e astronomici pienamente coerenti con i tempi e i luoghi della narrazione (parte dei quali ignoti anche agli specialisti all’epoca della stesura dell’opera), è ragionevole ritenere che il mero provvedimento di messa all’indice, mai seguito da ulteriori pronunce formali[1] si possa considerare un atto di natura prudenziale strettamente collegato alla congiuntura storica in cui è stato compiuto[2].

La lettura di questo libro rivela in modo sorprendente la complessità e la bellezza dell’opera valtortiana, che si presenta come un unicum nel panorama della letteratura cattolica, un immenso edificio pieno di ricchezze e sorprese spirituali e culturali che meritano di essere sempre meglio conosciute.

Michele Rinaldi

[1] La notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 14 giugno 1966 precisa infatti a seguito dell’abolizione dell’Indice: “Qualora, poi comunque rese pubbliche, emergessero dottrine e opinioni contrarie ai principi della fede e della morale e i loro autori, benevolmente invitati a correggerle, non vogliano provvedere, la Santa Sede userà del suo diritto-dovere di riprovare anche pubblicamente tali scritti, per provvedere con proporzionata fermezza al bene delle anime”.

[2] Fra le quali alcune vicende oggetto di scandalo riguardanti persone assistite spiritualmente dal padre Romualdo Maria Migliorini (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta e, successivamente, la prefazione alla seconda edizione dell’opera a firma del dott. Luciano Raffaele segretario della società italiana di parapsicologia.f