Newsletter N. 1/26 – Ancora sul Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede
Devo ritornare al Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede del 22 febbraio 2025 per chiarire alcuni elementi importanti. Il documento afferma che gli scritti di Maria Valtorta non sono di origine soprannaturale. Questo significa che sono di origine diversa. Quattro possibilità di solito vengono allora considerate possibili: tesi diabolica, tesi medianica, tesi di pluralità di persone che scrivono accreditando a lei falsamente l’origine, tesi solo umana. Queste, prese insieme o ognuna per sé, darebbero ragione sufficiente degli scritti valtortiani (escludo la tesi ufologica perché semplicemente inconsistente, anche se è bene sapere che esiste persino quella!).
Tesi demonologica: non può essere, perché il demonio non vuole che gli uomini vadano a Gesù, mentre i testi Valtortiani vogliono conseguire proprio questo fine.
Tesi medianica: no, basta leggere qualche testo di questo genere per capire la profonda differenza, e quindi l’impossibilità di questa ipotesi.
Tesi della pluralità di scrittori: non c’è alcuna traccia, nella storia di Maria Valtorta, di un fatto del genere (con tante fonti e testimonianze, qualche indizio sarebbe trapelato, anche se si fosse tentato di mantenere segreto un gruppo di consulenti), e nessuna delle persone a lei vicine – nemmeno padre Roschini – poteva realizzare in 40 mesi quanto lei ha scritto.
Resta la tesi umana, sostenuta dal Dicastero per la Dottrina della Fede: che Maria Valtorta abbia scritto tutto di fantasia propria.
Prima però bisogna togliere ogni dubbio sull’autorità di chi ha firmato il pronunciamento del Dicastero stesso. Per noi è chiaro che questo organismo della Chiesa, preposto a tali verifiche, ha tutta l’autorità legittima per formulare qualsiasi giudizio sulle materie che gli sono proprie. Il Papa, con l’aiuto e per mezzo del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha tutta l’autorità e il dovere stretto di intervenire ogni qual volta si evidenzia la necessità di giudicare. Sappiamo benissimo che questo tipo di giudizio serve al bene di tutti membri del Popolo di Dio, soprattutto dei più semplici ma anche dei più dotti. Chiarire, mettere in guardia, e perfino condannare è un loro dovere morale, e quando questo accade non si può che compiacersi della sicurezza che ne deriva.
Tutto ciò non significa però che il Dicastero per la Dottrina per la Fede goda dell’infallibilità. Esso infatti può anche sbagliare, come di fatto è accaduto più volte nella storia: citiamo i famosi casi delle tre condanne di san Pio da Pietrelcina (1887–1968) e del beato Antonio Rosmini Serbati (1797–1855), che confermano quanto sia sempre possibile che umanamente ciò accada.
Dunque il fondamento della dichiarazione della Santa Sede deriva dai documenti dei giudizi scritti dal padre Alberto Vaccari SJ (1875-1965) il 26 gennaio 1949 e dal card. Augustin Bea SJ (1881-1968) il 17 ottobre 1952, che al momento sono ormai desecretati e quindi consultabili. Come ho già scritto (Newsletter del 14 luglio c.a.) entrambi ammettono chiaramente di esprimere il loro giudizio senza un vero e approfondito studio degli scritti Valtortiani. Il card. Bea aggiunge anche, a riguardo dell’ambiente geografico e storico: “Qui si presenta un fenomeno che lascia molto perplessi. Esaminando i diversi volumi, si deve constatare che le indicazioni geografiche e topografiche, generalmente parlando, sono esatte. E non si tratta soltanto di pochi nomi, ma di centinaia di città, villaggi, fiumi, vallate, montagne. Saranno probabilmente pochi non specialisti, anche fra i sacerdoti e teologi, che in questo punto potrebbero gareggiare con la scrivente. Soltanto alcuni esempi. Il termine del viaggio nella Traconitide è Aera (VI,837). Ora questa città è conosciuta dagli archeologi, per ragione delle antichità romane ivi scoperte, ma fuori del ceto degli archeologi vi saranno pochissimi che la conoscano”. Questa notazione è importante, perché riconosce di rimanere stupito da come Maria Valtorta potesse conoscere tutte queste cose, e aggiunge un tentativo di spiegazione: “l’autrice segue una topografia che è stata in parte corretta dalle ricerche degli ultimi decenni, ma si trova ancora nelle ‘Guide’ e libri geografici scritti cinquant’anni fa. D’altra parte vi sono testi nei quali l’identificazione topografica è giusta, ma la scrivente mostra di non conoscere i particolari”. Tali affermazioni però non si possono provare, perché le “Guide” non erano in suo possesso, e l’elenco dei libri della biblioteca di casa Valtorta ne sono la prova: perciò l’ipotesi è insufficiente.
È ovvio che fare scienza vuol dire far uso del metodo scientifico. Serve cioè che le teorie e le ipotesi siano suffragate da fatti, misure e constatazioni verificabili da chiunque. Quando un’ipotesi è contraddetta dai risultati ottenuti o non dà ragioni sufficienti dei risultati stessi, allora la si scarta e se ne cerca un’altra che soddisfi meglio i dati conseguiti. Oppure si tace, aspettando che qualcun altro sviluppi nuove ipotesi. Quando le ipotesi di Keplero non hanno più retto ai risultati constatati, gli scienziati hanno seguito le teorie di Newton perché più aderenti a quanto andavano scoprendo; arrivò poi Einstein, che sviluppò teorie più complete, con risultati più aderenti ai fatti, e anche Newton fu superato. Credo che questo tipo di atteggiamento debba essere applicato anche agli scritti Valtortiani.
Quindi: le tesi di padre Vaccari, del card. Bea, e degli altri critici di Maria Valtorta, danno ragione dei dati scientifici presenti nei suoi scritti? Decisamente no. Le loro ipotesi non giustificano i dati emersi e pubblicati dal 2012 in poi. Ad esempio, le ipotesi Bea-Vaccari danno ragione dei cieli Valtortiani? Di come, cioè, Maria Valtorta citi in modo esatto e in successione perfetta i cieli astronomici, per oltre 2500 volte senza sbagliarne uno? E come questi cieli rendano possibile datare con precisione gli avvenimenti della vita di Gesù, specialmente nei 40 mesi della “vita pubblica” (dalla partenza dalla casa di Nazaret fino alla Pentecoste del 34 d.C.)? Ebbene, la risposta è sempre no!
I molti studi, resi pubblici da riviste scientifiche e prima adeguatamente vagliati, insieme alla molteplicità di libri diffusi sugli stessi argomenti, mostrano che le supposizioni del 1949-1952 (Vaccari-Bea) non sono all’altezza di quanto è stato scoperto: serve ben altro per spiegare “l’enigma Valtorta”, e secondo noi bisogna necessariamente usare la tesi dell’avv. Giovanni Palladino: “Qui c’è il dito di Dio”!
don Ernesto Zucchini
