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A fronte delle continue maldicenze – l’ultima scritta del gennaio 2021 – stampate dal CEV e dalla Fondazione presieduta dal Dott. Pisani, ribadiamo

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(con minime precisazioni) quanto scritto nel 2012, avvertendo i gentili lettori quanto sia “una storia senza onore né gloria” quello che leggeranno, percependo anche il fragoroso dolore con cui l’abbiamo dovuta scrivere e confermare. “Precisazioni sull’articolo firmato dal Dott. Emilio Pisani a proposito delle due Fondazioni italiane dedicate a Maria Valtorta 13 dicembre 2012”

Viareggio LU 13 dicembre 2012

Precisazioni sull’articolo firmato dal Dott. Emilio Pisani a proposito delle due Fondazioni italiane dedicate a Maria Valtorta

È inutile nascondere che con grande dolore la nostra “Fondazione Maria Valtorta” mi ha dato mandato di precisare quanto il Dott. Pisani scrive nel bollettino Valtortiano n° 84 luglio-dicembre 2012 nell’intera quarta pagina. Francamente non mi è piaciuto né il tono né i contenuti. Il Dott. Pisani aveva e ha tutti i diritti di scrivere sulle varie iniziative pro e contro Maria Valtorta comprese le due Fondazioni esistenti. Il Dott. Pisani ha però il dovere cristiano – fatto che ogni tanto dimentica – di non modificare i fatti a proprio interesse e di non essere tendenzioso.

Anzitutto, non ho capito perché non citarmi col mio nome completo. Io mi sono pienamente esposto per Maria Valtorta e non ho mai nascosto la mia scelta, tutti i mesi parlo a Radio Maria – Il Dott. Pisani evidentemente lo ignora – e nell’incontro mensile di Viareggio, inoltre non mi tiro indietro nel tenere conferenze e interviste quando mi viene chiesto, quindi non capisco proprio perché devo essere citato come “Don EZ” e non con il mio nome completo. Aveva forse qualche timore nascosto? Me lo domando.

Veniamo ai fatti.

Il Dott. Pisani scrive: “Il 19 luglio 2005 confidai il mio pensiero al sig. GV”. A questo proposito ho davanti a me copia della lettera che il Dott. Pisani inviò a GV il 25 ottobre 2005 in cui afferma: “In conclusione, ci sentiamo ancora inadeguati a risolvere in tempi stretti il nostro problema. Anche se fossimo pienamente convinti della validità di una Fondazione per noi, è evidente che Lei e noi ci vedremmo accomunati nello stesso intento di servire gli scritti di Maria Valtorta, ma con esigenze e ruoli diversi, che difficilmente potrebbero convivere in un’unica Fondazione. Mi sembra, allora, che Lei debba procedere liberamente con il Suo progetto (le maiuscole sono nel testo), continuando a tenersi in contatto con noi per una reciproca collaborazione che porti benefico incremento alla diffusione degli scritti valtortiani”. Dal che si evince che il Dott. Pisani non è mai stato convinto di una Fondazione con GV e questa difficoltà di fondo l’ha sempre portata con sé.

Scrive: “Nell’anno 2009 si poneva come intermediario tra GV e me il sacerdote Don EZ”.  Mi spiace, ma una precisione va fatta. GV e il Dott. Pisani di comune accordo e insieme chiesero a me – e non io a loro – se volevo fare da intermediario, in quanto le reciproche visuali sullo statuto della costituenda fondazione restavano molto diverse. Fu organizzato un incontro a Roma e io ci andai. Ma fui chiamato: niente di mia iniziativa. Vero però che l’essere d’aiuto in qualsiasi modo a MV, lo sentivo e lo sento come un onore.

Scrive: “avevamo finalmente raggiunto un accordo a tre quando il sig. GV, che aveva trovato il piena e incondizionata disponibilità in Don EZ, ritenne opportuno staccarsi da me”. In realtà mai fu trovato pieno accordo, riferisce GV, proprio per le resistenze del Dott. Pisani ad accettare sia i motivi di carattere soprattutto giuridico, sia l’inserimento fra le finalità della Fondazione  della “Riscoperta delle radici giudaico-cristiane della nostra civiltà”, oltre alla eliminazione della possibilità per l’Ente di accendere mutui ed alla inderogabile condizione di differenziare gli amministratori fra quelli del CEV e quelli della Fondazione. L’accordo di cui parla Pisani non era a tre ma tra loro due, a cui io mi sarei comunque adeguato, se servivo, come aiuto.

Scrive. “Preso atto del fatto compiuto”. Questo non è vero! Ci fu anche una telefonata (turbolenta e piena di parole indicibili…) del Dott. Pisani a me in cui, intanto che si discuteva liberamente – senza aver preso alcuna decisione, e provi il contrario se ci riesce – sui componenti della erigenda Fondazione, inopinatamente e senza preavviso alcuno, si ritraeva dal costituire una Fondazione con GV avendo me come presidente o consigliere. Il che significava che lui si escludeva e lasciava fare a GV quello che chiedeva e che anch’io credevo giusto fare. D’altra parte mai e poi mai avrei fatto da me qualcosa senza l’approvazione del Dott. Pisani e del Dott Gabriele Virili – e anche qui il Dott. Emilio Pisani provi il contrario se ne è capace – che ritenevo imprescindibile e ovvio per qualsiasi scelta. Perciò “nessun fatto compiuto”. Il Dott. Pisani sapeva tutto. Compresa la moglie Sig.ra Claudia.

Scrive. “Chiesi ad entrambi il “favore” di modificare la denominazione della costituenda Fondazione”. Verissimo. Ma il Dott. Pisani ha chiesto ciò che per la legge italiana non è consentito: il nome di una Fondazione non può essere modificato (salvo il caso di una Fondazione nata successivamente, la cui denominazione porti a confusione con quella preesistente, su provvedimento dell’Autorità giudiziaria). Possibile che il Dott. Pisani non conosca la legislazione in materia? Resta l’opportunità di usare il nome di Maria Valtorta. Personalmente sollevai qualche obiezione per quieto vivere e perché intuivo le conseguenze ovvie, ma GV, davanti a Dio, era pronto a prendersi questa responsabilità. A me alla fin fine stava e sta anche bene, se non altro per sottolineare un principio spesso dimenticato da molti: il Dott. Pisani e il CEV sono gli eredi di Maria Valtorta e non i padroni. Ciò che Maria Valtorta ha scritto è per tutti gli uomini. Io personalmente ringrazio il Dott. Pisani per aver mantenuto unita l’eredità valtortiana, ma da qui ad ammettere che ne è il padrone (utendi et abutendi) c’è un bell’oceano in mezzo.

Scrive. “Ora dovevo costituire da solo e senza l’apporto finanziario (nel frattempo accresciuto) di GV“.  È vero che l’apporto finanziario era stato accresciuto, ma questo era nella libera volontà di GV e da nessuno preteso o chiesto – e provi anche questo se ne è capace. Però scritto così lascia trapelare un possibile interesse economico da parte mia o da parte dei componenti della Fondazione da me presieduta. Peccato. Poteva esprimersi molto meglio. Il Dott. Pisani sa benissimo che nessun consigliere della Fondazione Maria Valtorta ha interessi economici o vanitosi. Tutto è in rimessa con l’accompagnamento però d’incomprensioni, dileggi e insulti da parte di chi non vuol capire né accettare. Ma che sia però ben chiaro: a tutti noi sta bene così. 

Scrive: “Perfino succede che l’altra Fondazione non può adempiere a qualche obbligo statutario perché manca il nostro consenso, che è necessario essendo noi a pieno titolo gli Eredi di Maria Valtorta”. Altra occasione persa per essere chiaro. Di cosa si tratta? La Fondazione Maria Valtorta deve devolvere per statuto il trenta per cento della propria disponibilità finanziaria per contribuire all’opera di traduzione dell’Opera valtortiana. Questo va però fatto nel rispetto della normativa legale Italiana: se la Fondazione esborsa una cifra per una traduzione i diritti correlati  dovrebbero spettare alla Fondazione stessa. Ho personalmente proposto al Dott. Pisani e alla sua Signora, allora ancora fra noi, che avremmo ridotto al minimo i diritti. Quello che sarebbe servito per rispettare la legge, tenuto conto, fra l’altro, che i diritti non erano ancora stati trasmessi alla Fondazione Maria Valtorta CEV, ma spettavano ancora ai Pisani. Inoltre ho garantito, noi tutti d’accordo e l’avrei anche sottoscritto, che mai avrei richiesto i diritti di traduzione. Niente da fare. La Fondazione Maria Valtorta, visto l’attuale rifiuto, non ha potuto far altro che accantonare i fondi per le traduzioni. Ovvio quindi il significato: il Dott. Pisani e la Sig. Claudia non si sono fidati di nessuno (certo che il timore che qualcuno potesse disperdere l’eredità Valtortiana era perfettamente legittimo, ma ne Gabriele Virili e meno che mai io, avevano mire di quel genere e provi il contrario se può). E la mia impressione, è che questa sia la ragione ultima e insuperabile di un qualsiasi possibile accordo. In ogni caso la normativa non consente ad una fondazione di abdicare alle proprie finalità, facendole svolgere da un’altra. Quindi il “non fidarsi”, la paura (non so chiamarla in altro modo) che qualcuno gli soffi via l’eredità valtortiana o che finisca in mani non fidate (secondo il suo punto di vista) gli ha sempre impedito qualsiasi disponibilità. In verità credo proprio che in questo stia il nocciolo di tutta la faccenda.

Scrive: “mi proponeva la “fusione” delle due Fondazioni”. È vero che la fusione è stata proposta e noi eravamo, e siamo ancora, pronti ad attuarla (nel 2012, ma ora visti i fatti susseguenti, no assolutamente), ma non nella forma giuridica di “incorporazione” della nostra nella sua, se non altro perché in tal modo la nostra si estinguerebbe in modo non previsto dal suo inderogabile statuto. L’unica possibilità pensata dal Dott. Pisani è stata però quella di sciogliere la nostra e incamerare i beni nella sua non tenendo conto delle leggi italiane (e di un minimo di rispetto per il Dott. Gabriele Virili e nostro). GV ha giustamente rifiutato, proponendo la corretta e legale “fusione” dei due organismi, che passerebbe attraverso la presentazione di un “progetto di fusione” alle prefetture di Lucca e di Frosinone e, solo dopo l’approvazione da parte dell’Autorità tutoria di tale progetto l’attuazione della fusione. La possibilità resta però aperta purché le leggi dello stato Italiano siano rispettate.

Prologo. 

Spero francamente che tutto finisca qui. Maria Valtorta non ha bisogno di queste cose. Se per il bene dell’Opera di Maria Valtorta, io e i consiglieri della Fondazione Maria Valtorta, dobbiamo farci da parte non è un problema. Siamo pronti a farlo se GV ce lo chiede. Certo vorremmo, se possibile, che la verità fosse pienamente rispettata da chiunque perché l’onorabilità delle persone deve sempre essere al primo posto.

                                                                                   Don Ernesto Zucchini

                                                                 Presidente della Fondazione Maria Valtorta

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